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NEL 2016 OLTRE 134 MILIONI DI VOUCHER VENDUTI. AUMENTA IL LAVORO PRECARIO

Oltre 134 milioni di voucher venduti solo nel 2016, in aumento del 24,1% sul 2015 per una stima di più di 1,6 milioni di persone coinvolte (nel 2015 sono state 1,3 milioni)”. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, Segretario generale della Uil di Viterbo sulla base dello studio realizzato dal Servizio politiche attive e passive del Lavoro della Uil.

“A partire dal 2008 – prosegue Turchetti – anno di prima reale applicazione dello strumento, i voucher sono aumentati in forza delle numerose modifiche legislative che ne hanno ampliato sempre di più il campo di applicazione sia soggettivo che oggettivo, fino a farlo diventare uno strumento utilizzabile in qualunque status occupazionale e per qualsiasi settore di attività”.

“Nel corso degli anni – spiega il Segretario Confederale Uil, Guglielmo Loy – l’assenza di una efficace tracciabilità dell’istituto, e l’eliminazione dell’accezione ‘occasionale’ e ‘accessoria’ della prestazione, ha permesso che lo stesso si utilizzasse alla sola e unica condizione di un tetto economico annuo non superabile per il prestatore di lavoro, che dal 2015 il Jobs Act ha innalzato a 7 mila euro annue. Tutto ciò si è tradotto in una applicazione legittima dell’istituto, ma di fatto ‘precarizzante’ per i percettori di voucher”.

Analizzando i dati Inps, si nota che i settori in cui viene maggiormente utilizzato sono il commercio, servizi e turismo. Settori che sono fortemente contrattualizzati e dove proprio lo strumento della contrattazione collettiva garantisce al lavoratore subordinato una ricca gamma di tutele e diritti. Sempre più spesso il lavoro retribuito con voucher, viene invece utilizzato come “sostituto” di un contratto subordinato.

“Seppur ne è chiaro il motivo (forte concorrenzialità in termini di costo del lavoro ridotto quasi a zero e di imposizione fiscale per la quale la legge prevede la completa esenzione), dall’altra – sottolinea Loy – è difficilmente comprensibile come si possa valorizzare e incentivare con enormi stanziamenti di risorse pubbliche il contratto a tempo indeterminato e, nello stesso tempo, facilitare l’utilizzo di uno strumento altamente precarizzante quale il lavoro accessorio. Al netto della tracciabilità introdotta con il dlgs 185/2016, che abbiamo salutato in maniera positiva sostenendo, però, che non può essere l’unico deterrente ad un abuso e uso distorto dell’istituto, crediamo utile fornire al lettore, al legislatore ed alla politica tutta, la nostra proposta che va nel senso di una revisione dell’istituto che ne condizioni l‘applicazione a situazioni caratterizzate dalla ‘eccezionalità e mera temporaneità’ della prestazione. Siamo in sostanza convinti che lo strumento possa avere una virtuosa funzione in casi limitati, determinati appunto dalla eccezionalità nel suo utilizzo al fine di evitare situazioni di lavoro totalmente informale. Quindi, alle imprese e datori di lavoro, mettiamo a disposizione più strumenti (più tutelanti per il lavoratore), che possano sopperire alla necessità di temporaneità di alcune prestazioni: voucher, contratto extra e lavoro intermittente. Da qui – prosegue Guglielmo Loy – la proposta di limitare l’utilizzo del lavoro occasionale e accessorio per un massimo di 2 giornate consecutive, con un tetto annuo di compenso di € 4.980 per il prestatore (in luogo degli attuali € 7.000) ed un nuovo limite economico per il committente (€ 1200 l’anno ‘indipendentemente dal numero dei prestatori di lavoro’). All’interno della proposta vi è anche, e per la prima volta dalla nascita dell’istituto, la previsione di un tetto annuo per il committente, indipendentemente dal numero dei prestatori di lavoro, e la corrispondenza del singolo voucher a 4 ore lavorate”.

“Lo studio della Uil – ha detto il Segretario generale nazionale Uil, Carmelo Barbagallo – dimostra quanto abnorme sia stato, in questi ultimi anni, l’uso di tale strumento, regione per regione, provincia per provincia. Bisogna riportare i voucher alla loro funzione originaria. Devono essere utilizzati solo per lavori occasionali accessori, sapendo che già esistono forme contrattuali specifiche per alcune altre tipologie di lavoro a tempo determinato o intermittente. Affinché sia raggiunto questo obiettivo, stiamo sollecitando esponenti dei gruppi parlamentari a trovare, subito, una sintesi normativa in questa direzione.  Riteniamo che i voucher non possano essere aboliti del tutto perché, altrimenti, quei particolari lavori occasionali ripiomberebbero totalmente nel ‘nero’. Né si può pensare ad altre ventilate soluzioni che, paradossalmente, rischierebbero di essere peggiorative. La strada maestra per le tutele nel lavoro è, ancora una volta, quella dell’accordo. Il referendum presenta troppi rischi sia che si perda o non si raggiunga il quorum, perché saremmo costretti a tenerci l’attuale inaccettabile regime chissà sino a quando, sia che si vinca, perché la totale abolizione – conclude Carmelo Barbagallo – lascerebbe senza una seppur minima tutela coloro che, realmente, ne sono i destinatari”.

4 RAPPORTO UIL sui VOUCHER