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CHI STA PEGGIO PAGA IL PREZZO DELLA CRISI, ANCHE PER IL WELFARE

“In Italia chi sta peggio paga il prezzo più alto. Il prezzo della crisi. Non solo con licenziamenti e disoccupazione, ma anche sul piano del welfare che invece dovrebbe servire i bisogni di chi oggi non ha più nemmeno le risorse necessarie per tirare avanti”. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil di Viterbo.

“Nei giorni scorsi – prosegue Turchetti – è stato presentato in parlamento uno studio sul bilancio di welfare delle famiglie italiane a cura di MBS Consulting. Lo studio evidenzia come, negli ultimi anni, il continuo taglio alla spesa pubblica ha investito anche e soprattutto il welfare a discapito dei cittadini, che per poter accedere a prestazioni essenziali devono mettere mano al portafogli e in situazioni estreme addirittura rinunciare”.

“Inoltre – prosegue Giancarlo Turchetti – il paradosso è che l’incidenza delle spese di welfare in proporzione al reddito è maggiore nelle famiglie economicamente più deboli (19%) che nelle famiglie agiate (14,7%). In media una famiglia su tre non può affrontare le spese per cure sanitarie e nelle fasce più deboli addirittura una su due”.

Secondo i dati di MBS il 76,2% delle famiglie non riesce a sostenere le spese per l’assistenza agli anziani e non autosufficienti, il 54,8% fa a meno dei servizi per la cura dei figli e il 57,7% rinuncia alle spese per le attività integrative e per l’istruzione dei figli. Il welfare familiare è una vera e propria industria che vale oggi 109,3 miliardi di euro, pari al 6,5% del PIL: si tratta di uno dei settori più importanti del nostro sistema produttivo capace, quindi, di trainare la crescita del Paese.

“Questi dati – spiega Silvana Roseto delle segreteria della Uil – confermano quello che noi sosteniamo da più tempo: così come sottolineato in più occasioni è necessario ripartire dai bisogni delle famiglie che, oggi, si trovano in condizioni di grande fragilità con aumentati bisogni non coperti dal sistema attuale di welfare. È necessario un welfare pubblico che ridefinisca le prestazioni essenziali, a partire dal riconoscimento dei LEPS che appunto garantirebbero i servizi essenziali, altrimenti inevitabilmente avremo il collasso della società. È arrivato il momento di considerare il welfare non più come una spesa, ma come un investimento e un’opportunità per la più generale crescita e ripresa del nostro Paese. Ci auguriamo – conclude Silvana Roseto – che il governo colga questa opportunità e che la politica, a partire dall’ultima manovra di bilancio, stanzi risorse pubbliche certe a sostegno di un welfare pubblico che veda il coinvolgimento e il supporto anche del mondo del terzo settore e di tutto il partenariato economico e sociale”.

IL RAPPORTO OSSERVATORIO WELFARE FAMILIARE