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SE NEVICA L’ASSENZA DEI DIPENDENTI LA PAGA LO STATO

Lamberto Mecorio e Giancarlo Turchetti

Lamberto Mecorio e Giancarlo Turchetti

“Se nevica, l’assenza dei dipendenti la paga lo Stato. È la tesi sostenuta dalla segreteria generale della Corte dei conti (la direzione amministrativa, non i giudici contabili) secondo la quale se i lavoratori non possono raggiungere il posto di lavoro per colpa della neve, la giornata persa va comunque retribuita”. A renderlo noto è Lamberto Mecorio, segretario generale della Uil Fpl di Viterbo.

Il riferimento è alla nevicata di fine febbraio che ha mandato in tilt tutto il centro Italia. A Viterbo, il prefetto ha emesso anche un’ordinanza di chiusura di tutti gli uffici pubblici per tre giorni.

“Se la tesi sostenuta dalla segreteria generale della Corte dei conti dovesse essere accolta dall’Aran (l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni), cui la segreteria ha richiesto parere, chiediamo – prosegue Mecorio – che lo stesso provvedimento sia adottato anche per i dipendenti della pubblica amministrazione della Tuscia, impossibilitati a raggiungere il posto di lavoro nel corso della nevicata. In tal caso il dipendente avrebbe tutto il diritto alla normale retribuzione della giornata e al riconoscimento della stessa a tutti gli effetti”.

“Invitiamo inoltre i dipendenti, fin da ora – sottolinea il segretario generale della Uil Fpl – a presentare alla propria amministrazione apposita richiesta di riconoscimento della normale retribuzione giornaliera”.

“Infatti il problema – spiega Mecorio – è che i giorni in cui i dipendenti della pubblica amministrazione non hanno lavorato a causa della neve vengono considerati come giorni di ferie. E non è giusto, perché non è un’assenza dipesa dalla volontà del lavoratore”.

La segreteria della Corte dei conti, i cui dipendenti lo scorso 26 febbraio non hanno potuto raggiungere gli uffici a causa della nevicata, ha infatti chiesto all’Aran di condividere il proprio punto di vista.

“La segreteria generale della Corte – evidenzia Mecorio – ha statuito che la mancata resa della prestazione lavorativa di quel giorno, da parte dei suoi dipendenti, non può incidere in modo negativo sulla sfera giuridica dei lavoratori. Va anzi considerata come un ‘rischio d’impresa’ dell’amministrazione pubblica, con la considerazione che la neve di quei giorni si configura come evento atmosferico capace di generare un danno erariale non imputabile ai lavoratori”.

Secondo il punto di vista della segreteria della Corte dei conti, nel settore pubblico l’intervento di un’ordinanza di chiusura degli uffici “impedisce in modo oggettivo ed assoluto l’adempimento della prestazione, ossia l’espletamento dell’attività lavorativa, fermo restando l’obbligo datoriale di corrispondere la retribuzione nelle giornate indicate”.

“Cosa che è avvenuta a Viterbo – conclude Lamberto Mecorio – a seguito di un’apposita ordinanza del Prefetto”.